La Zingara (Parte 1 di 4)

Erano diversi giorni che passando in quella via la vedevo ferma al semaforo, una Zingarella, a piedi nudi, vestita di abiti usati e lisi, capelli corvini legati a coda che superavano le piccole spalle, un viso bellissimo, due occhi scuri immensi, le labbra carnose e sensuali, il seno si notava superbo sotto molti panni senza una logica per l’eleganza, ne portava diversi uno sopra l’altro, ma credo che era solo per coprirsi dal freddo, e come si avvicinava alla mia macchina le regalavo un euro.

La mattina successiva la trovavo sempre al solito posto, ma questa volta la vedevo che piangeva quasi disperata, si era avvicinata alla mia macchina, gli chiedevo il motivo di quel pianto e ricominciava a singhiozzare, piangeva veramente da stringermi il cuore, scendevo dall’auto e avvicinatomi a lei la prendevo per mano, volevo farla salire per calmarla e cercare di rimediare a questa disperazione, ma lei guardando al di la della strada mi diceva no non posso, vedevo che stava guardando un brutto ceffo che si stava avvicinando, lei la facevo salire in macchina e chiudevo lo sportello, e io andavo incontro a questo bel tipo intenzionato a menare le mani, ma il tipo si bloccava vedendo la mia reazione, e faceva retro marcia senza dire nulla, su questo debbo ringraziare i miei genitori, sono alto 1, 90 e molto ben piazzato, e questo grazie allo sport che mi hanno fatto fare i miei, infatti sono una cintura nera di Judo, e poi il nuoto che ho praticato per anni hanno sviluppato ulteriormente il mio corpo, risalivo in auto e partivo per andare dalle mie parti dove abito, non molto lontano da casa mia, ho un appartamento tutto arredato lascito del mio dolcissimo e rimpianto nonno, e quando ho una ragazza è il mio rifugio preferito, comodo e lontano da occhi indiscreti, in auto le avevo spiegato che l’avrei portata in una casa dove poteva stare tranquilla, e non c’erano problemi di tempo, la poteva occupare per quanto tempo voleva.

Una volta arrivati a casa mia, lei ci entrava timorosa e guardinga, cercavo di spiegarle che adesso poteva stare tranquilla qui dentro, e che nessuno, io per primo, le avrebbe fatto del male, le mostravo tutta la casa e ne rimaneva meravigliata, non aveva mai visto una casa così grande per una persona, eppure sono solo tre camere e doppi servizi, era affascinata dai due bagni, uno con la doccia e uno con la vasca, e infatti la prima cosa che le dicevo era di farsi un bel bagno, ne aveva veramente bisogno, gli facevo vedere quale era la sua camera, e come era dentro cominciava a spogliarsi, io mi allontanavo per una sorta di rispetto nei suoi riguardi, ma invece lei mi tratteneva dicendomi, io non provo vergogna per te che sei molto buono, e mi dava la mano dicendomi, mi chiamo Greta e tu? Alberto le rispondevo stringendogli la piccola mano, e iniziava a spogliarsi, era incredibilmente piena di abiti sudici e maleodoranti, si toglieva tre maglie e una camicetta, poi le gonne, ne portava due una sull’altra, adesso che era in mutande e reggiseno si rivelava una meravigliosa ragazza, e poi quando si toglieva il reggiseno, notavo che era perfettamente inutile che lo indossasse, era un seno favolosamente dritto e bellissimo, misurava quasi senz’altro oltre la terza misura, con due rose che contornavano i capezzoli dritti e sporgenti, forse a causa del freddo della stanza, e poi si sfilava le mutandine che erano da uomo, mi apparse improvvisamente una fica nera come il carbone, con due labbra sporgenti e paffute bellissime, mi ero eccitato come un ragazzino nel vederla così nuda e fantastica, lei mi guardava sorridente dicendomi, credo che a vedermi così ti faccia effetto è vero?. Sei bellissima le rispondevo, anche tu lo sei, e poi hai gli occhi che non mentono, e dicono che sei una brava e buona persona, la prendevo per una mano e la portavo ne bagno con la doccia, la facevo entrare e le aprivo l’acqua calda, era a temperatura ottimale, infatti avendo il miscelatore automatico e non c’è pericolo di scottarsi, con il telefono le indirizzavo il getto prima sui piedi che erano neri, e poi lo passavo per tutto il corpo, infine porgendogli la spugna ci versavo sopra un’abbondante dose di bagnoschiuma, se la passava per tutto il corpo, era entusiasta sia del caldo che del profumo del sapone da bagno, una volta che si era lavata e tolta tutta la schiuma, la portavo nel bagno con la vasca. Si immergeva dentro felicissima di esserci, gli aggiungevo dei Sali e le davo di nuovo la spugna, ma questa volta era lei che mi diceva, dai passamela tu questa volta, immagino che ti piacerebbe farlo, mi toglievo il maglione e la camicia e prendevo la spugna, per prima cosa la passavo sulla schiena, poi le spalle, e infine sul suo da me desiderato e stupendo seno, le sentivo attraverso la spugna, aveva due zinne dure come il marmo, a questo punto si alzava in piedi e metteva un piede sul bordo vasca, poi mi guardava sorridente e mi diceva, se vuoi lavarmi anche sotto fallo che mi piace, e poi vedremo, con te non ho paura di niente, e se posso essere carina lo faccio volentieri, prima le passavo la spugna sulla fica, e poi ci ripassavo con la mano, la prima cosa che sentivo era la clitoride dura e dritta, come ci passavo sopra il dito la sentivo che si contorceva dal piacere, dopo aver passato la mano per tutta la lunghezza della fica, arrivavo a sentire il buchetto del culo. … (segue)

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